Non è finito tutto

La graphic novel su Antonino Caponnetto

andrea camilleri

7 maggio 2012
di nonefinitotutto.it
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Continuò a combattere fino alla fine

C’è un’immagine di lui che non riesco più a togliermi dagli occhi, mentre sale in macchina e pronunzia qualche stentata parola d’estremo sconforto. Il suo volto, le sue parole, in quel momento mi fecero molta paura. Una paura quasi fisica che mi spinse immediatamente a spegnere il televisore. Se uno come Caponnetto arrivava a toccare quel fondo di scoramento assoluto, pensai, allora tutto era veramente perduto. Ma già dalla celebrazione del funerale di Borsellino capii che quella sua forza interiore si era non solo ricompattata, ma aveva preso un nuovo slancio. E infatti continuò a combattere sino alla fine, non più nelle aule giudiziarie, ma nelle aule scolastiche, o dovunque fosse possibile, per spiegare cosa era la mafia, quale tremendo danno arrecava al tessuto vitale non solo della Sicilia, ma dell’intero nostro Paese.

dalla prefazione di Andrea Camilleri

elisabetta baldi

7 maggio 2012
di nonefinitotutto.it
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Ha sempre ricordato con grande orgoglio il buon lavoro che riuscì a fare con il pool

Non mi parlò mai dei pericoli che dovette affrontare a Palermo. Ho saputo solo dopo che aveva avuto almeno due volte la macchina imbottita di tritolo davanti la caserma Cangialosi. Arrivarono anche tante lettere minatorie, che buttavo direttamente nella pattumiera. La mattina dell’otto novembre del 1985, il giorno della consegna della sentenza-ordinanza, trovai una corona di fiori davanti la nostra casa. La spostai, senza paura.
Ha sempre ricordato con grande orgoglio il buon lavoro che riuscì a fare con il pool antimafia negli anni della sua permanenza in Sicilia. Un’istruttoria che era diventata il più grande processo mai celebrato contro la mafia. Quando chiese il trasferimento, per trascorrere a Firenze gli ultimi due anni prima della pensione, era convinto che Giovanni Falcone potesse continuare a svolgere quel prezioso lavoro di coordinamento. Ma le cose non andarono così. E Nino ne soffrì tanto.

dal contributo di
Elisabetta Baldi Caponnetto

giancarlo caselli

7 maggio 2012
di nonefinitotutto.it
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Maestro di pratiche quotidiane preziosissime

Se riusciremo ad essere almeno un poco come lui era, Nino Caponnetto continuerà a farci dono di quella forza, di quel coraggio, di quella serenità, anche nei momenti più difficili, che sapeva meravigliosamente infondere. Ne avremo così un altro… un ennesimo motivo per dirgli ancora una volta con affetto immenso Grazie, grazie di tutto, grazie di cuore, grazie per averci sempre offerto insegnamenti e soprattutto prassi, pratiche quotidiane preziosissime… grazie caro Nino, perché hai sempre dato anche con sacrificio, senza mai niente pretendere in cambio, insegnandoci con la concretezza della tua esperienza di vita che la generosità, l’altruismo, lo spirito di servizio, sono cose vere e grazie a quelli come te possibili…

Gian Carlo Caselli

giuseppe di lello

7 maggio 2012
di nonefinitotutto.it
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Ha affrontato uno dei periodi più terribili della storia giudiziaria e civile d’Italia

Caponnetto è stato 4 anni e mezzo a Palermo, in un periodo nella sua età anagrafica e di carriera giudiziaria in cui un magistrato di solito tira i remi in barca e si posiziona in un posto tranquillo – in cassazione o alla procura generale – insomma in un posto in cui aspettare la pensione. Invece lui, proprio in quella parte della sua età, ha affrontato uno dei periodi più terribili della storia giudiziaria e civile di questo Paese. Palermo negli anni ’80 era Beirut, ha attraversato una delle fasi più cupe stagioni della città.
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leonardo guarnotta

7 maggio 2012
di nonefinitotutto.it
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Una forza d’animo eccezionale

Antonino Caponnetto fu per noi un padre putativo. Tornato in Sicilia per combattere assieme a noi questa guerra. Ci sorprese che un consigliere della Corte di Appello di Firenze, che aveva già di una certa età, avesse voluto fare domanda per venire a svolgere funzioni di consigliere istruttore. Costretto a vivere in una caserma della Guardia di Finanza, da solo, lontano dalla moglie e dai figli. Dietro quella persona esile si nascondeva una forza d’animo eccezionale, una tempra indistruttibile. Ha seguito il nostro lavoro giorno per giorno, invitandoci a fare sempre meglio, dandoci consigli, difendendoci da attacchi esterni che non furono pochi e nemmeno disinteressati.
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salvatore calleri

7 maggio 2012
di nonefinitotutto.it
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Ha saputo parlare al cuore della gente

Ha amato Firenze, ne è stato amato e lo è tutt’ora. Ha amato Palermo, ne è stato amato ma non a sufficienza. Ha scelto di fare il Giudice. Senza dire nulla alla moglie ha sostituito Rocco Chinnici ucciso con metodo “libanese” da Cosa nostra. Ha ottenuto come Pretore, al primo incarico, la prima sentenza della Corte costituzionale. Ha combattuto in Africa e ne è tornato pieno di incubi e schierato per la pace. Ha parlato ai giovani di tutta Italia. Ha creato il primo pool antimafia mettendoci quattro moschettieri: Falcone, Borsellino, Guarnotta, Di Lello. Ha amato sua moglie Betta per 61 anni, fino alla morte. Ha difeso la Costituzione. Ha, per primo nella storia del nostro Paese, fatto condannare in modo definitivo oltre 400 boss mafiosi. Ha pianto per la morte dei suoi “figli” Falcone e Borsellino. Ha detto «tutto è finito» pentendosene subito. Ha avuto almeno due condanne a morte da parte della mafia, ma è morto naturalmente, di vecchiaia, a Firenze. Continua a leggere →

pietro grasso

7 maggio 2012
di nonefinitotutto.it
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Andare avanti a schiena dritta e testa alta

Ricordo ancora quando incontrai Caponnetto nella sua stanza di Consigliere istruttore a Palermo, prima di intraprendere l’immane fatica del maxiprocesso. Mi dette un buffetto sulla guancia, che somigliava più ad una carezza e mi disse: “Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena dritta e testa alta e segui soltanto la voce della tua coscienza”. Quelle parole mi hanno dato la forza di superare le mille insidie, le mille difficoltà del maxi, ma anche dopo hanno segnato la mia vita e ancora oggi, in mezzo alla tempesta mi consentono di affrontare con serenità qualsiasi situazione.

Pietro Grasso