Non è finito tutto

La graphic novel su Antonino Caponnetto

Il giudice Caponnetto a fumetti. Perché “Non è finito tutto”

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Venti anni fa il magistrato usciva tremante dall’obitorio dopo l’ultimo saluto al corpo straziato di Paolo Borsellino. Pronunciava la frase “È finito tutto”, puro sconforto per un uomo che in 2 mesi aveva seppellito due tra i suoi più stretti collaboratori. Nella graphic novel firmata da Luca Salici, disegnata da Luca Ferrara ed edita da Roun Robin, la storia del pool antimafia di Palermo. “Di quella frase si pentì subito – dice Salici – Non è stato raccontato quello che è avvenuto dopo: Caponnetto è stato il primo esponente della società civile che ha girato l’Italia per portare avanti le idee dei magistrati uccisi dalla mafia” DI BEATRICE NENCHA (Paese Sera.it)

Venti anni fa il giudice Antonino Caponnetto usciva tremante dall’obitorio dopo l’ultimo saluto al corpo straziato di Paolo Borsellino, magistrato ucciso insieme alla sua scorta nella strage di Via d’Amelio. Pronunciava la frase “È finito tutto”, un momento di puro sconforto per un uomo che in due mesi aveva perso e seppellito due tra i suoi più stretti collaboratori, Falcone e Borsellino. Due figli, due fratelli. «Di quella frase si pentì subito – dice Luca Salici, sceneggiatore della graphic novel Non è finito tutto sul giudice Caponnetto – Del padre del pool antimafia e del maxiprocesso si parla solo in occasione degli anniversari mediatici delle stragi. Non è stato raccontato quello che è avvenuto dopo: Caponnetto è stato il primo esponente della società civile che ha girato l’Italia per testimoniare nelle scuole la sua esperienza e portare avanti le idee dei magistrati uccisi dalla mafia. Ha preso per mano tanti giovani, creando una generazione di ragazze e ragazzi sensibili ai temi dell’antimafia sociale».

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DALLA TOSCANA A UNA SICILIA “DI FUOCO” - Un libro di 152 pagine, 93 delle quali disegnate a fumetti da Luca Ferrara, pubblicato dalla Round Robin editrice in collaborazione con l’associazione daSud, e distribuito nelle librerie di tutt’Italia. Ogni tavola è una piccolo mosaico, narrato in flashback, della storia del pool antimafia di Palermo. A partire dall’assassinio del giudice Rocco Chinnici, il 28 luglio 1983, di cui s’incaricherà di raccogliere l’eredità Nino Caponnetto, facendosi trasferire dalla quieta Toscana in una Sicilia all’epoca di fuoco. Sarà lui, in quegli anni cruciali, di rivelazioni dei pentiti e di esili all’Asinara, a ricoprire il ruolo di Capo ufficio istruzione al Tribunale di Palermo. Negli anni, delicatissimi, della nascita del pool antimafia, che vedrà in prima linea una squadra di magistrati: Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Giovanni Falcone e Leonardo Guarnotta. Con il racconto delle delegittimazioni e degli attacchi che portano all’isolamento dei giudici che hanno dato vita al maxiprocesso. Frammenti di storia della lugubre partita a scacchi tra Cosa nostra e Stato, che racchiude in sé anche l’essenza di un conflitto umano mai risolto che giunge fino ai nostri giorni. Come se i conti da regolare, con il presente e con il passato, non si chiudessero mai. Come se l’Italia restasse tragicamente imprigionata in queste tavole di un fumetto, che va oltre la missione pedagogica per parlare alla testa e al cuore di migliaia di giovani, nel linguaggio a loro più familiare. Raccogliendo quella “vocazione” che spinse prima Chinnici e poi Caponnetto e tanti altri a varcare le aule delle scuole, ad animare cortei, a spiegare ai ragazzi il valore concreto, eppure così poco praticato, di parole apparentemente condivise come onestà, giustizia sociale e legalità. «Quando il giudice Caponnetto teneva le sue lezioni nelle scuole di Catania io avevo dieci anni» racconta Salici, oggi trentenne giornalista e grafico editoriale. «Ricostruirne la memoria ci permette di comunicare con una generazione di giovani cresciuti nelle sue parole, sentendo parlare di diritti, di responsabilità e di Costituzione, come spesso amava ricordare, come primo testo antimafia».

LE TANTE TESTIMONIANZE, PER “RIAPPROPRIARCI DELLA MEMORIA” - Tantissime le fonti sviscerate per arrivare alla costruzione di questo racconto, il settimo volume della collana Libeccio ideata da daSud per raccontare l’antimafia con il linguaggio dei fumetti. «Per la sceneggiatura e la ricostruzione della memoria storica ho incontrato gli ex magistrati del pool, parenti dei giudici, scrittori e giornalisti – spiega l’autore – poi con Luca Ferrara abbiamo ragionato su come rappresentare tutte queste suggestioni nel modo più immediato. Per creare non un racconto di eroi ma una storia corale di giustizia sociale e di passione civile. Una storia di scelte quotidiane non delegate ad altri, come quelle di Caponetto». Un’operazione editoriale costata un anno di lavoro, al ritmo di due, tre tavole prodotte al giorno. «Con l’associazione daSud stiamo cercando di usare nuovi linguaggi e creatività non tanto per raccontare le gesta di uomini soli, ‘eroi’, stereotipi dei mafiosi, quanto per riappropriarci della nostra memoria, per narrarla come un romanzo popolare fatto dalla memoria collettiva. Presenteremo la graphic novel nelle scuole – conclude Luca Salici – cercando di avere più incontri possibili con i ragazzi: ci interessa inquadrare il passato con una serie di campi lunghi, piuttosto che raccontarlo con tanti primi piani».

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